Lunedi, 23 luglio 2018

Decolla la nuova diga, era ora

2018-04-13T17:13:19+00:00

La “pratica”, come si diceva un tempo nel linguaggio della vecchia burocrazia, relativa all’allargamento della diga foranea del porto di Genova, come sempre ormai accade in un clima formale di firme e controfirme dei rappresentanti delle istituzioni,  sembra decollata (ed era ora). Diamo ormai per buono il clima di “spot” e di comunicazione allargata che ormai accompagna ogni scelta politica e amministrativa, ma desso occorre stringere i denti per accelerare i tempi. L’allargamento della diga, nella quale gli ultimi lavori risalgono a epoca di danni alluvionali di oltre mezzo secolo fa,  si era reso da tempo necessario, ma da qualche anno a questa parte è diventato urgente, perchè stanno crescendo in maniera quasi esponenziale le dimensioni delle navi, sia quelle cosiddette passeggeri e da crociera, sia soprattutto quelle mercantili porta contenitori. Le dimensioni sono frutto dell’incremento dei traffici via mare e anche della necessità di aumentare le portate per diminuire i costi. C’è in corso una evoluzione delle tecnologie e i vecchi porti debbono adeguare la loro recettività alle nuove esigenze. Non va dimenticato che se gli spazi sono sempre più ristretti crescono i rischi di danni alle cose e alle persone per le difficoltà delle manovre. La vicenda del corso della Torre Piloti, al di là degli aspetti peculiari di quella tragedia, è un esempio dei rischi che si possono correre in un contesto complesso come è l’interno dello scalo più importante d’Italia.

Va bene dunque la teatralità delle firme e dell’accordo in riva al mare, ma la questione è assai più importante e delicata delle solite messinscene mediatiche che ormai sono una moda. Il problema che sono ormai alcuni anni che dell’allargamento della diga si parla e non per gioco, ma piuttosto perchè è una esigenza urgente con un mercato mondiale dello shipping in continua evoluzione e con situazioni assai fluide nei paesi cosiddetti emergenti. Se la realizzazione della grande operazione a mare poi dovesse coincidere con il decollo del Terzo Valico e della cosiddetta “Gronda” Genova si troverebbe nelle condizioni ideali per imporre la sua leadership nel Mediterraneo (anche con l’avanzamento della “via della seta”) e in tutta Europa in generale perchè intaccherebbe il monopolio di fatto dei porti del Nord che giocano sull’efficienza dei loro sistemi e di legislazioni favorevoli che i loro Paesi da tempo hanno realizzato in modo più intelligente del nostro. La burocrazia romana e anche quella dello scalo genovese debbono, per forza di cose, fare un salto di qualità. Ormai si gioca più di acceleratore che di freno.