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Corteo funebre a Genova, la tradizione torna a vivere grazie ad Asef e agli scatti di Leoni

di Pietro Roth

In un volume 200 fotografie dall'archiovio storico. L'iniziativa della società comunale per i suoi 110 anni

Quindici anni di scatti, dal 1936 al 1951, poco meno di duecento fotografie, per raccontare la tradizione del corteo funebre, così come era grandiosamente interpretato a Genova a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Immagini uniche, straordinarie, tratte dall’archivio Leoni, frutto dello sforzo storiografico iconografico di Francesco Leoni, il grande fotografo genovese del Ventesimo secolo. E’ questo il contenuto del volume intitolato “Genova, 1936 – 1951 – La tradizione del corteo funebre – Una raccolta dall’archivio Francesco Leoni” realizzato da Asef srl, l’azienda di onoranze e trasporti funebri del Comune di Genova, con GGallery publishing.

 

 

L’opera, curata dagli storici William Valeriano Darrigo e Federico Zambosco, è stata possibile grazie a Paola e Andrea Leoni, essi stessi fotografi e fotoreporter come fu il padre, e oggi custodi del vasto archivio fotografico racchiuso nelle teche in una appartamento di piazza della Vittoria. Il libro, edito a 110 anni dalla fondazione della società di onoranze funebri pubblica genovese e che racchiude una minuziosa ricostruzione storica del rito funebre dagli albori dell’umanità ai giorni d’oggi, è stato presentato oggi nel salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, che ha patrocinato l’iniziativa. Presenti il vice sindaco e assessore ai Servizi civici Stefano Balleari, l’amministratore unico di Asef Franco Rossetti, gli autori. Accanto a loro Paola e Andrea Leoni, portatori del ricordo della grande figura paterna.

In bianco e nero, con taglio giornalistico, Francesco Leoni indaga la vita intorno alla morte nei cortei funebri dei notabili genovesi, sia per nascita che per adozione. Nelle pagine patinate del volume scorrono le immagini dei funerali del cardinal Boetto e di don Orione, del calciatore Ottavio Barbieri e dell’ambasciatore a Santiago del Cile Giovanni Marchi. Ma anche di operai morti in porto durante il lavoro e di artificieri caduti durante il tentativo di disinnescare una bomba inglese rimasta tra le banchine dello scalo genovese. Con lo scorrere degli anni scompaiono tra le folle dei dolenti i cavalli con i pennacchi neri ed i sontuosi carri, per lasciare campo alle auto funebri di grossa cilindrata.

Svaniscono le divise fasciste ed i saluti romani. Ma resta costante, sullo sfondo, una Genova ordinata e pulita, squadrata e maestosa, dalle centralissime piazza De Ferrari e via XX Settembre, fino ai quartieri più periferici di Marassi, Rivarolo, Pegli, Quinto. Poi le schiere di orfanelle e balilla, ingaggiati per omaggiare il defunto, tradizione persa insieme al corteo stesso. Traffico e tracciati cittadini tortuosi e angusti già negli anni Cinquanta hanno reso pressoché impossibili i cortei funebri a Genova.

“A centodieci anni dalla fondazione della società comunale che si occupa di onoranze e trasporti funebri – commenta l’amministratore di Asef Franco Rossetti – abbiamo voluto dare un contributo alla ricostruzione storica della nostra città attraverso questo volume, una raccolta preziosa di immagini imperdibili del maestro Leoni che documentano una Genova che non esiste più, che ne rammentano la grandezza e l’orgoglio, valori che oggi tutti noi vogliamo ritrovare. Uno sforzo che abbiamo sentito come doveroso”. L’assessore Stefano Balleari ha sottolineato la necessità di convogliare maggiori investimenti pubblici nella manutenzione e valorizzazione dei 35 cimiteri genovesi: “i cimiteri sono il patrimonio di tutta la nostra città – ha detto – il rispetto di questi posti è il rispetto della nostra cultura”. Fu lo stesso Francesco Leoni, in una intervista, a circoscrivere il senso della sua attività di archivista, oltreché di fotoreporter, spesso d’assalto: “La storia di una città non si butta via – disse – e così sono diventato l’uomo dell’archivio (…) La comunione, il funerale, non mi serve e lo butto via, invece non è vero. Se dovessi raccontare il costume della città, come si usava il funerale con i carri, con l’uomo della carrozza che guidava con il cilindro nero. Sono costumi, usanze, che vale la pena di conservare”.


In chiusura il saluto a Luciano Dolcetti, storico Dirigente Procuratore di A.Se.F. da poco in pensione.