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Carige, la lettera dei piccoli azionisti: "Chiediamo garanzie sul futuro"

di Fabio Canessa

"Nessun cenno al numero monstre degli esuberi. Chi metterebbe ancora mano al portafoglio?"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un gruppo di piccoli azionisti di Banca Carige

Oggi la stampa ha versato fiumi di inchiostro sulla vicenda della nostra Carige: il piano è fatto, la Banca è salva, chiudiamo in bellezza e ora possiamo andare in vacanza! 

Abbiamo letto della parcellizzazione della sottoscrizione del bond e dell'impalcatura dell'aumento di capitale con l'ingresso del partner industriale trentino CCB. Non abbiamo letto invece di alcuni aspetti che riteniamo molto importanti:

**nessun cenno sul numero monstre degli esuberi del personale, quelle stesse persone che sono riuscite, con estrema fatica, a non fare affondare la barca in tutti questi anni di mare in tempesta. Tutto tace, silenzio. 

**Altro argomento di cui non abbiamo trovato traccia nei numerosi articoli pubblicati, è la futura gestione della Banca. Futuro immediato, sarebbe meglio dire presente anziché futuro. Abbiamo ancora negli occhi la slide esposta nell'incontro dei piccoli azionisti a maggio scorso: era un grafico in discesa, anzi in picchiata, dove era evidente l'inefficienza del management che si era avvicendato alla guida della Banca dopo la gestione Berneschi, fino ad arrivare agli attuali vertici trasformati in commissari. Questi stessi vertici nel brevissimo periodo di borsa aperta del loro mandato - 68 giorni - si sono aggiudicati il primo posto nelle perdite accumulate sul valore dell'azione (cfr sito vocedegliazionisti.it articolo Carige 5 - scopriamo chi ha vinto la gara di discesa). 

Ci domandiamo: ma quale socio di buon senso affiderebbe la guida di un'azienda a manager che si sono contraddistinti così negativamente? E ancora: quale socio di buon senso metterebbe ancora mano al portafoglio dopo aver visto bruciare/sperperare oltre 2 miliardi di euro da parte di chi doveva gestire l'azienda con coscienza del buon padre di famiglia?

Siamo un gruppo di piccoli azionisti e non abbiamo la pretesa di muovere numeri che non ci appartengono, ma abbiamo la voglia e il coraggio di chiedere garanzie sulla gestione futura della nostra Banca. Si, la sentiamo più nostra di quanto la possa sentire qualsiasi amministratore delegato o presidente di turno, nostra perché l'abbiamo sempre "nutrita e ce ne siamo sempre presi cura" consigliandola a parenti e amici: con quel passaparola molto più efficace di qualsiasi campagna pubblicitaria.

Abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando, ormai da qualche anno, la Malacalza Investimenti si è unita a noi prendendosi cura e sostenendo ampiamente quelle che erano le necessità impellenti nel capitale, per noi era ed è una presenza che garantisce serietà, coerenza, impegno e dedizione. Q

uesta garanzia auspichiamo si traduca in una presenza in cda da parte del primo azionista, una presenza funzionale alla vita e alle scelte dell'azienda. Abbiamo ben presente tutti i paletti posti dai regolatori, ma a che cosa ci hanno portato? Solo cosi si potrà ripartire, con un'uscita di chi non ha lavorato per il bene della Banca e l'ingresso di chi si è sempre adoperato per creare valore all'azienda. Siamo convinti che il mercato apprezzerebbe una strategia simile e i restanti  azionisti non avrebbero nessuna riserva a sostenere. 

**Ultimo argomento invece trattato solo marginalmente riguarda la gestione dei crediti deteriorati; troviamo solo riferimenti della cessione di tutti gli npl e utp rimasti alla Sga. Normalmente prima di affrontare una vendita si guarda il mercato della richiesta (cfr articolo Milano finanza del 27/7 - chi fa i soldi nel gran bazar delle sofferenze -) e si tiene anche conto della tipologia di contratti già sottoscritti con altri servicer (Credito Fondiario ad esempio) con penali, lacci e lacciuoli... Quindi siamo sicuri che la scelta di Sga sia stata effettuata con perizia e serietà? 

Saremmo molto grati di ricevere una risposta ai nostri dubbi.