Mercoledi, 24 aprile 2019  

Carige, a fine 2018 la liquidità scese sotto il limite fissato dalla Bce

Nel corso dell'anno perso il 14 per cento della raccolta. Decisivo l'aiuto dello Stato
2019-04-10T08:02:36+00:00

La bocciatura dell’aumento di capitale da 400 milioni, all’origine del commissariamento di Carige, ha contribuito ad alimentare una crisi di liquidità, con la ‘rottura’ dei requisiti fissati dalla Bce sull’ammontare delle attività prontamente liquidabili da detenere in bilancio. L’indicatore Lcr (liquidity coverage ratio), rivela un documento dei commissari, scese a fine 2018 all’87%, sotto il limite del 100%. Le tensioni sono state superate nel 2019 solo grazie all’emissione di due bond da 1 miliardo garantiti dallo Stato.

In seguito alle “tensioni sulla liquidità conseguenti agli esiti dell’assemblea straordinaria del 22 dicembre 2018”, in cui la famiglia Malacalza bloccò l’aumento di capitale chiesto dalla Bce, “la banca ha attivato un’ampia gamma di strumenti a sostegno della posizione finanziaria”, si legge nella relazione dei commissari sulla situazione economica e patrimoniale di Carige al 31 dicembre. Decisivi per superare la fase di emergenza sono stati, in particolare, gli aiuti varati dallo Stato, che ha offerto la sua garanzia alle emissioni obbligazionarie di Carige, a cui era ormai precluso l’accesso al mercato dei bond. Il valore dell’Lcr “è stato prontamente ripristinato e nel mese di febbraio 2019 è pari al 154%, anche per effetto dell’avvenuta emissione nel mese di gennaio di due obbligazioni con garanzia dello Stato per un importo complessivo di 2 miliardi”.

Nel corso del 2018, forse l’anno più difficile della sua storia, Carige ha perso il 14% della sua raccolta, scesa da 16,86 a 14,5 miliardi di euro, con una perdita di 2,36 miliardi. Gran parte dei deflussi (1,82 miliardi) si sono concentrati nel quarto trimestre dell’anno, segnato dalla bocciatura dell’aumento di capitale da parte della famiglia Malacalza, da cui sono scaturite le dimissioni del cda e il commissariamento della banca, alimentando in clima di grande incertezza sulla sopravvivenza dell’istituto ligure.

A spostare i propri soldi sono stati sia i risparmiatori e le aziende, con la raccolta retail che è scesa dell’11,7% a 12,35 miliardi, sia i grandi investitori, che hanno ridotto del 25,3% a 2,14 miliardi i fondi messi a disposizione della banca. “La dinamica che ha guidato l’andamento” della raccolta della clientela privata e delle imprese (retail) “è stata la diminuzione della raccolta obbligazionaria principalmente per il rimborso delle obbligazioni scadute nel secondo semestre dell’anno, oltre che la contrazione dei conti correnti e depositi liberi”, si legge nella relazione sulla situazione economica e patrimoniale della banca redatta dei commissari. In particolare dai conti correnti di Carige sono stati ritirati quasi 800 milioni di euro e altri 140 milioni sono usciti dai depositi vincolati. Le obbligazioni in circolazione sono diminuite di 1,4 miliardi di euro, con la banca di fatto impossibilitata ad emettere bond nel corso del 2018.

“DANNI DI IMMAGINE ” “Alcune situazioni di incertezza emerse all’esito dell’Assemblea del 22 dicembre” che ha bocciato l’aumento di capitale “e del successivo commissariamento” di Carige, assieme alle “tensioni” generate in Italia dalla “risoluzione di alcuni enti finanziari minori”, “hanno avuto impatti negativi sulla situazione di liquidità della Banca ed hanno accresciuto il rischio reputazionale, conseguente alla percezione negativa dell’immagine della Banca da parte di clienti e investitori, anche in considerazione della sospensione del titolo azionario”. E’ quanto rilevano i commissari di Banca Carige nella relazione sulla situazione della banca al 31 dicembre scorso. “La complessiva situazione che si è venuta a generare – affermano i commissari – ha comportato impatti economici negativi significativi conseguenza, in particolare, dell’aumento del tasso e del ritardato rimborso del prestito subordinato, delle commissioni sulla garanzia statale sulle nuove emissioni obbligazionarie ai sensi del Decreto e contrazione dei volumi di raccolta e impieghi”.

I commissari straordinari di Banca Carige “basano la ragionevole aspettativa che la banca e il gruppo continuino la loro esistenza operativa” sulla base della “realizzazione di uno dei seguenti scenari alternativi”: in primo luogo con il “perseguimento, nel breve periodo, di una business combination” oppure, se ciò non dovesse riuscire, con “un aumento di capitale” da 630 milioni di euro. Senza un partner o i soldi la continuità aziendale sarebbe garantita “in ultima istanza” dalla “ricapitalizzazione precauzionale” da parte dello Stato.

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