La politica degli animali

Luca Bizzarri saliva lentamente le scale di Palazzo Ducale quando gli si parò dinanzi un piccolo bull-dog con un bell’osso spolpato tra i denti. Sembrava la scena d’un vecchio cartoon di Walt Disney. Dopo un attimo da una porta socchiusa sul pianerottolo apparve un vezzoso barboncino con una copertina scozzese tutta campanellini, infine fu la volta d’un levriero dal passo aristocratico. “Ma dove sono finito?”. Quel Palazzo Ducale era tutto sorprese. Finalmente apparve, seguita da un paio di impiegate, l’assessore Elisa Serafini :” Fido, Willie, Albert! Dove scappate? E’ l’ora delle crocchette e dell’acqua fresca!”. Alle spalle di Luca Bizzarri apparvero i camerieri di MenteLocale con grandi vassoi con ciotole di crocchette e caraffoni d’acqua”. La Serafini vigilava:”Niente gasata per le nostre bestiole, solo naturale, mi raccomando”. Nella testa di Bizzarri si accese una lampadina. Nel giro di un mese in piazza De Ferrari una équipe di architetti, un tempo tutti di sinistra, ma recentemente convertiti e nominati “saggi della struttura” dal sindaco Marco Bucci, costruirono un imponente barcone simile all’Arca di Noè. Bizzarri aveva pensato di far confluire all’interno, come nella  Bibbia tutti gli animali possibili e di organizzare visite a pagamento. Da Milano, saputo dell’evento, la Brambilla s’era già prenotata ed era stata nominata madrina a tutti gli effetti. L’assessore Garassino aveva provveduto per i servizi dell’Arca alcuni fedelissimi veterinari leghisti. “Ma sia chiaro – aveva intimato – curate solo gli animali che sono tutti di razza. Se dei mendicanti africani svengono in piazza, voi veterinari non occupatevene assolutamente. Li faremo  immediatamente espellere!”.

La Serafini era al colmo della gioia. Ora, sulla scrivania coccolava un pitone dalle squame iridescenti che teneva in bocca un mela rossa. “Sono come Eva nella Bibbia!” squittiva  entusiasta “Ecco il frutto del bene e del male”. Bizzarri, dotato d’un forte senso dello spettacolo discuteva con i suoi collaboratori se far piovere sull’Arca per ricordare il diluvio e quindi il salvataggio di tutte le specie di animali. Si offerse volontario l’assessore regionale Giacomo Giampedrone che aspirava al ruolo di Noè perché si voleva candidare alle elezioni politiche. “lascia perdere – lo freddò Bizzarri – tutte le volte che tu annunci un’allerta si può essere sicuri che non piove mai”. Nel frattempo, circondato dal suo ufficio stampa, il presidente della regione Giovanni Toti si faceva dei selfie con le giraffe e con i dromedari. Gli esponenti della Lega portavano i cinghiali a bere alla fontana di piazza De Ferrari. L’assessore Ilaria Cavo portava al guinzaglio una pantera addomesticata.

La questione, in tutta la sua complessità, raggiunse la sede del Pd, dove i dirigenti erano asserragliati da dieci giorni per far quadrare i conti dei seggi, delle candidature e dei possibili eletti. Conti che non quadravano neppure con le matematiche non euclidee. La discussione si face accesa. Gli animali sono di destra o di sinistra? L’Arca di Noè, con tutto il rispetto per la Bibbia, era ecologicamente compatibile? E, sempre nell’Arca del Comune e della Regione (quindi tutta di centrodestra) erano rispettate le quote rosa? Non sarebbe stato meglio chiedere il parere dell’IIT in proposito?

Qualcuno insinuò che nella proposta di Toti sull’autonomia della Regione presentata al Governo poteva nascondersi un codicillo che  prevedeva il voto anche per gli animali. E se gli animali dell’Arca, dopo viaggi e prestazioni, avessero ottenuto un vitalizio? Che avrebbe combinato la Corte dei Conti? Il Pd era travolto dai sussulti. Qualcuno propose di telefonare a Renzi. La proposta cadde nel vuoto. Ma sopraggiunse Roberta Pinotti con  carabinieri in divisa che avevano al guinzaglio cani anti-droga. “Bene gli porteremo via dei voti” esclamò un vecchio iscritto, uno di quelli che non perdono mai la speranza di riscossa.