Botteghe storiche di Genova, a scuola di buon turismo

La bellezza di una città si vede dai particolari.

E Genova è bellissima, suadente, avvolgente.
Perchè ti offre mille bellezze, quelle di Voltri, di Pegli, di Nervi, di Castelletto e quelle delle delegazioni, del vecchio tessuto commerciale.
Quella dei Rolli patrimonio dell’Unesco e quella dei vicoli, degli angoletti, della toponomastica immaginifica e splendida di un centro storico meraviglioso e ferito.
Che può rinascere, finalmente.
Ecco, io credo che – ieri e oggi — un tassello importante di questa rinascita sia costituito dalla rete delle Botteghe Storiche, la cui ideazione e costituzione forse è stato il primo passo per raccontare una Genova nuova.
Vecchia, antica, storica, e contemporaneamente nuovissima.
Un’idea, iniziata anni fa, dalla Camera di Commercio.
Che, nonostante i tagli renziani e la tendenza a demonizzare tutto ciò che sa di struttura pubblica, in realtà funziona benissimo – con funzionari e dipendenti che ci mettono il cuore e l’anima, il sangue e le viscere – e che, anche nei momenti peggiori e più difficili, è sempre stato un baluardo di resistenza della città.
Ognuno con il suo ruolo: il presidente Paolo Odone a porre da anni e per anni il problema demografico della città, quasi un Marco Bucci ante litteram.
Il segretario generale Maurizio Caviglia a fare l’uomo ovunque. Come quei giocatori delle squadre di calcio che sono decisivi e determinanti in ogni parte del terreno di gioco. E magari non ti accorgi nemmeno che sono in campo, ma il giorno che sono infortunati o un tecnico che si crede più decisivo di loro li tiene in panchina, la squadra ovviamente perde.
E poi Anna Galleano, che è una forza tranquilla della comunicazione, e la sua gemella diversa Elena Manara, a cui piace moltissimo ciò di cui si occupa. E questa è sempre e comunque una garanzia.
Insomma, da questa squadra, anni fa, è nata l’idea delle botteghe storiche.
Che è un’idea meravigliosa: perchè riesce a coniugare negozi che lavorano, lavorano tuttora, lavorano tantissimo, e una sorta di valorizzazione museale di storia e arredi.
E così Genova diventa un museo a cielo aperto, anzi a serranda aperta.

Storie che vanno dall’Abbigliamento (Lucarda di Sottoripa, Pescetto e Pissimbono), alle Farmacie: quella antichissima di Sant’Anna, che risale al 1650, la Alvigini dietro de Ferrari e la Sormani di Raibetta.

E poi la famosissima tripperia di Vico Casana, l’antiquariato di Arduino, l’argenteria di Gismondi, il bar Klainguti di piazza Soziglia, la Barberia Giacalone di vico Caprettari, che è anche un bene del Fai, Mangini e basta la parola, le calzature Stagno sotto i portici di De Ferrari, i due negozi di Romanengo in piazza Soziglia e in via Roma, Finollo e anche qui non serve aggiungere altro.
E ancora le due drogherie storiche Torielli e Viganego, la fabbrica di cioccolato Viganotti, le due librerie Bozzi e Dallai, che sprizzano profumo di bellezza da ogni cassettino e da ogni scaffale d’epoca,  la macelleria Nico ai Macelli di Soziglia, la pasticceria Marescotti di Alessandro Cavo che è anche una splendida scommessa per tenere in vita Fossatello, la pasticceria Profumo a Portello, le torte salate di Sa Pesta in via dei Giustiniani, la pasticceria Svizzera di via Albaro che sa di Byron, le targhe e i timbri di Busellato, la teleria Rivara di piazza San Lorenzo, i turaccioli Luico di salita Santa Caterina, la splendida polleria Aresu di vico inferiore del Ferro…
E ancora la Vetreria Artigiana di Bottaro di piazza delle Scuole Pie, che ricorderò sempre per la splendida occasione che Giancarlo Grasso, Luca Costi, Cino  Negri e tutta la loro squadra di Confartigianato Liguria e Genova mi diedero di essere artigiano per un giorno, tagliando proprio i vetri colorati destinati all’arte sacra.
Fino, uscendo dal Centro storico ed arrivando alla Foce, la fabbrica di Cioccolato di Zuccotti alla Foce, forse il modo migliore per comprendere il concetto di “Bottega storica”: i macchinari, gli arredi, le documentazioni devono essere quelle storiche. E l’attività deve essere innanzitutto commerciale con la bellezza del lavoro che si fonde con la bellezza tout court.
Nei giorni delle Feste vedere le code interminabili di clienti dentro e fuori il negozio di via Santa Zita per assicurarsi il prezioso cioccolato era il miglior spot per la rete delle botteghe.
E il lavoro della signora Angela Maria, dei suoi figli Giulio, Francesca e Chiara, del nipote Edoardo Gianello, che condisce di social il loro cioccolato, è la miglior traduzione della bellezza storica del lavoro.
Vedere Angela Maria che fa i pacchetti è un’altra definizione di “Bottega storica” e di bellezza di una città.
E non ringrazieremo mai abbastanza il nostro mestiere per avercela fatta conoscere e la Camera di commercio per averla fatta vedere a più persone possibili.