Il consiglio – Con “Le baruffe” Ferrini fa il regalo di Natale al nuovo Stabile che si fonde con l’Archivolto

Già lo scorso anno Jurij Ferrini aveva funzionato benissimo con la sua rilettura de “I manezzi per majà na figgia” di Gilberto Govi.

Ottima la traduzione in italiano, divertente la regia, buona la recitazione, azzeccata la scelta temporale di proporlo alla Corte come spettacolo delle Feste.

E così, come fossero degli Aurelio e Luigi de Laurentiis del teatro, il presidente dello Stabile Gian Enzo Duci e il direttore Angelo Pastore hanno ripetuto l’operazione “teatropanettone” con “Le baruffe chiozzotte” di Carlo Goldoni.

Ottima la scelta di riaffidare lo spettacolo a Ferrini, che vince, vince ancora. E, se possibile, vince con più gol di scarto rispetto allo scorso anno.

Buona l’idea di affidare la comunicazione di Mattia Scarsi ai comunicati tradizionali, ma anche allo “strillo” sulle locandine “Lo spettacolo delle Feste!”, ma anche alle splendide foto di Bepi Caroli con Ferrini immortalato intenso e assoluto, ma con uno sguardo sornione e ironico che è una chiave di lettura dello spettacolo. Ecco, Caroli, esattamente come accade all’Archivolto con Giorgio Gallione e Manu Martinez è il fotografo teatrale che oggi, in Italia, riesce a raccontare uno spettacolo nel migliore dei modi anche con pochissime foto, un orgoglio genovese.

E, soprattutto, ottima la reazione del pubblico: qui si ride, si ride tanto e si ride bene.

Con la scelta di tradurre il Veneto di Goldoni in italiano, riscattando il terribile “Una delle ultime sere di Carnovale”  visto l’anno scorso sempre allo Stabile, uno degli spettacoli meno riusciti dell’anno, uno dei tanti nostri “sconsigli”.

Ma, ancor più è vincente la scelta di affidare la traduzione in italiano a Natalino Balasso, che è nato a Porto Tolle – nello splendido Parco del Delta del Po, diretto da Marco Gottardi, un gioiello che consiglio a chiunque di visitare e che vi racconterò perchè lo merita e perchè, grazie anche a Luca Natale e Silvia Baglioni, non ho mai visto persone più innamorate del loro territorio e della loro identità – a un passo da Chioggia.

Balasso è bravissimo anche come attore.

Ma come traduttore si supera, regalando ai personaggi spessore ed emozione, con tratti di quasi-grammelot, lingua inventata e irresistibile.

E, soprattutto, Balasso riesce a far “respirare” l’aria della bassa veneziana e del Polesine, la nebbia e, si direbbe, il gusto in gola delle vongole della Sacca degli Scardovari.

E, insieme, Balasso e Ferrini, riescono a tratteggiare personaggi esilaranti, in particolare le donne, che di Chioggia hanno la bellezza e la capacità seduttiva di Anna Chieregato, abbinati al suo sguardo sornione e all’ironia di fondo che è il vero segreto del suo fascino. Ecco, i personaggi femminili sono tante Anna.

Il resto lo fa la scelta di Ferrini di essere contemporaneamente attore, regista in scena di “teatro nel teatro” e capocomico, che taglia scene e modella scenari, accompagnato da un’ottima compagnia di attori e ben supportato dalle scene di Carlo De Marino, che ricordano vagamente quelle ruzantiane di Guido Fiorato dello scorso anno, sempre allo Stabile; dai costumi di Alessio Rosati, volutamente abiti civili, con i costumi goldoniani lasciati solo in sottofondo su manichini dietro la scena e, soprattutto la scelta delle musiche di Fabrizio De Andrè, il cui ricordo sta attraversando un momento magico a Genova e anche questo torneremo presto a raccontarlo, perchè la cosa più affascinante della parola, dei nostri racconti e delle nostre storie è la loro circolarità, il loro trovarsi e ritrovarsi, magicamente.

E così “Le acciughe fanno in pallone” per raccontare la vita dei pescatori, “Disamistade” per narrare le baruffe (cosa c’è di più bello delle parole di Faber e di Ivano Fossati “Due famiglie disarmate di sangue si schierano a resa e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà./ Si accontenta di cause leggere
la guerra del cuore, il lamento di un cane abbattuto da un’ombra di passo/ Si soddisfa di brevi agonie sulla strada di casa uno scoppio di sangue un’assenza apparecchiata per cena”?) , “Volta la carta” a sciogliere i problemi, quasi una parabasi finale.

Siamo nei dintorni del capolavoro comico.

Il regalo più azzeccato anche per festeggiare la chiusura del progetto di fusione fra Stabile e Archivolto, annunciato ufficialmente ieri da Elisa Serafini, donna goldoniana pure lei nel senso più bello che la parola sa avere.

E così il “teatropanettone” di Ferrini, pieno di canditi davvero buoni, è digeribile persino per gli amanti del pandoro.

Massimiliano Lussana