Il consiglio – Quel doppio “Regalo di Natale”

Certo, inizialmente, ieri sera, la prima di “Regalo di Natale” al Politeama Genovese era inserito nei comunicati di Comune e Regione nel “corpo” del riuscitissimo San’Ambrogio genovese.

Accensione dell’albero – finalmente un signor albero – a De Ferrari, fontana meravigliosamente illuminata, proiezioni di luci e suoni sul Palazzo della Regione, cantanti lirici in piazza e concerto della Filarmonica Sestrese per celebrare “Fratelli d’Italia” dei genovesi Goffredo Mameli e Michele Novaro finalmente inno nazionale anche per legge, con la relazione finale di un genovese, Roberto Cassinelli, dopo una lunga battaglia iniziata da Gianni Plinio, Massimo Spinaci e Stefano Balleari, insieme a Paolo Armaroli e al sottoscritto.

E poi, la cioccolata calda e i pandolcini in piazza, offerti dalla Camera di Commercio con il logo di qualità di “Artigiani in Liguria”, con un Luca Costi di Confartigianato Liguria multitasking e, di volta in volta, focacciaio, gelataio o cioccolatiere.

E quindi Marco Bucci e Giovanni Toti nel consueto bagno di folla, il governatore accompagnato da Siria Magri avvolta in un elegantissimo cappottino rosso, che supera il “Quarto grado” del fashion e del glamour, e dall’onnipresente assessore Marco Scajola, fedelissimo totiano. Se Siria è la moglie, Marco è quantomeno l’amante.

Ma, se questo era il primo regalo di Natale, il secondo, con la maiuscola e le virgolette, andava in scena pochi metri più sopra, al Genovese. Con la squadra (quasi) tutta al femminile di Savina Savini Scerni schierata al completo e guidata da Lara Ziggiotto, una sorta di diva del Politeama.

Uno spettacolo che, diciamolo subito, non ha fatto il pienone. Anzi.

Ma uno spettacolo che andrà in scena anche questa sera alle 21 e che consigliamo a tutti, perchè – in una stagione contrassegnata da trasposizioni teatrali dal cinema davvero poco riuscite – è un gioiellino, un capolavoro del genere.

I cinque attori in scena – su tutti un grande Filippo Dini nei panni che furono di Diego Abatantuono e, a ruota, un ottimo Giovanni Esposito che fa rivivere il personaggio del critico teatrale di Alessandro Haber, riuscendo a toccare vette comiche, e Gigio Alberti che non è travolto dal paragone con l’immenso Carlo Delle Piane del film – non fanno rimpiangere affatto il capolavoro di Pupi Avati in cui recitavano anche Gianni Cavina e George Eastman.

E funzionano bene anche l’adattamento di Sergio Pierattini, le scene di Luigi Ferrigno, le luci di Pasquale Mari e la regia di Marcello Cotugno.

Insomma, siamo nei dintorni del capolavoro.

Vederlo stasera, per chi può, è un imperativo categorico.

La vera forza di questo adattamento teatrale è  la capacità di restituire intatta la poesia, l’amarezza, lo sguardo smagato e disincantato di Pupi Avati e la sua capacità che l’ha portato, di volta in volta, a far diventare Diego Abatantuono con questo film un grande attore drammatico, Neri Marcorè pure in “Il cuore altrove”, Massimo Boldi nella migliore interpretazione di sempre in “Festival”, Antonio Albanese commovente ed intensissimo, ancora insieme a Marcorè, in “La seconda notte di nozze” e Christian De Sica sublime di cialtronaggine ne “Il figlio più piccolo” e poi nel televisivo “Un matrimonio”.

Un tocco magico, quello di Pupi Avati, che torna alla perfezione in queste sere al Politeama.

E “Regalo di Natale” diventa molto di più di un titolo.

Diventa una metafora.

Massimiliano Lussana