Sanità in Liguria: il piano c’è ma i problemi restano

La sanità ligure è, come si diceva un tempo, un po’ troppo “sovietica”, sul modello del celebre romanzo “Reparto K.” con il quale si contestava il vecchio sistema burocratico? Difficile dirlo, anche se i “punti deboli” non mancano come è emerso nella trasmissione di oggi “Radar” su Telenord, condotta da Matteo Cantile e che ha avuto come ospiti Valter Ferrando (consigliere regionale Pd e primario chirurgo) e Andrea Melis (responsabile sanità del M5S). Dai messaggi sui “social” e dalle telefonate in diretta è emerso che problemi più scottanti sulla pelle della popolazione oggi sono sempre i lunghissimi tempi di attesa per ottenere controlli e analisi e la complessa gestione di buona parte del sistema di pronto soccorso. Oggi la popolazione – di ogni ceto o condizione sociale, perchè la sanità è un’istanza di tutti – ha bisogno di rapidità e di sicurezza. Per Melis forse occorrerebbe, anche educando i cittadini a diversi comportamenti, disporre di soluzioni intermedie rispetto agli attuali pronto soccorso degli ospedali: sorta di ambulatori che assorbano i casi meno gravi e gli interventi più “leggeri”. Oggi, in un pronto soccorso, chi ha un dito tagliato fa la fila insieme a chi è colpito da ictus o da infarto o è vittima d’un grave incidente stradale. E’ vero che i casi più gravi hanno una valutazione diverse e diritti di precedenza, ma ciò non toglie che si creino confusioni e ingolfamenti. La razionalizzazione è ancora lontana,. Lo stesso discorso vale per le visite specialistiche o per le analisi: in lunghissimi tempi di appuntamento portano alla “emigrazione” che a volte non è solo puntata verso le eccellenze di regioni come la Lombardia ma soltanto nel Basso Piemonte, in particolare sul sistema di Alessandria.

Di fronte a queste situazioni è stato criticato l’eccesso di burocratizzazione della Liguria. Per esempio: la superstruttura di Alisa che coordina le 5 Asl della Liguria aumenta costi e tempi? Oppure è un esempio di efficacia manageriale? Sia Ferrando, sia Melis su questo punto sono stati critici nei confronti dell’attuale amministrazione. Ferrando però ha ammesso che, obiettivamente, occorrerebbero più medici nelle strutture ospedaliere ed assistenziali e che ci sono troppi tempi morti. E le cosiddette “eccellenze” non sono staste sacrificate nel nome del potere e della burocrazia nel corso di venti, trent’anni di gestione della riforma sanitaria? Le “eccellenze” sono quelle che sovente, per un istinto più che naturale, richiamano i cittadini a cercare i medici migliori o comunque considerati tali. Insomma, è emerso nel corso del dibattito che tutto in Liguria non è da buttare via, ma che occorrono però scelte concrete e realistiche. Quando mai sarà funzionante l’ipotetico ospedale di Ponente a gli Erzelli? Quello che dovrebbe sostituire Villa Scassi? Chissà: dieci, dodici anni. E nel frattempo? Ciascuno si arrangi. Ma non è una risposta.