Tutta un’altra musica: il valore dell’associazionismo e di chi crea impresa, lavoro e ricchezza

Quelli che parlano bene, ma a volte pensano male, un tempo li chiamavano “corpi intermedi”, che suonava un po’ come una cosa da film hot.

Oggi, in alcuni casi, le associazioni di categoria rischiano di essere un retaggio novecentesco, organismi da cena di Natale, da convegno annuale e da pensieri deboli, traduzioni della filosofia di Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti, presto destinate a scorrere come l’acqua di una doccia.

Senza avere la forza del “panta rei” di Eraclito, nè un Emanuele Severino che ribalti la sostanziale irrilevanza di queste posizioni.

Poi, certo, ci sono le eccezioni. Una certa idea di Confindustria, anche a Genova, alcuni sindacati, anche a Genova, associazioni come Confartigianato Liguria che hanno avuto la capacità e l’intelligenza di cambiare il loro orizzonte con la vitale e gioiosa posizione storica in città di Cino Negri, quasi un’istituzione vivente dell’artigianato genovese, evoluta nell’ufficio studi 2.0 di Giancarlo Grasso e Luca Costi, che ogni sabato funziona meglio di un osservatorio pubblico.

Un altro che, da Genova, ha portato a casa tantissimo è Vincenzo Spera, il presidente di Assomusica che ha dimostrato che “lobby” può essere una parola assolutamente positiva.

Spera, durante il suo mandato, prorogato trionfalmente dai colleghi – e qualcosa vorrà pur dire – è riuscito a far approvare  la legge sulla musica dal vivo che il settore aspettava da anni e che dà dignità di cultura vera a un mondo di cui, a torto, a torto marcio, si pensava che fossero solo canzonette, ma senza l’ironia graffiante di Edoardo Bennato.

Lavorando di sponda con il relatore della legge Roberto Rampi, con la responsabile cultura del Pd Anna Ascani, da ultimo persino con Matteo Renzi “preso in ostaggio” da Spera sul treno pre-elettorale – ma in tutti e tre i casi con un rapporto assolutamente istituzionale e non politico, visto che Spera è talmente furbo che avrebbe fatto lo stesso con leghisti, azzurri, fratellini d’Italia, liberi e uguali, pentastellati e chiunque altro, per portare a casa il risultato – il numero uno dell’organizzazione dei concerti a Genova, e non solo, è riuscito a fare approvare una legge che dà la giusta dignità a un settore che crea ricchezza, lavoro, gettito fiscale, sviluppo.

Con imprenditori che rischiano del loro e, se guadagnano, guadagnano loro, ma se perdono, perdono loro. Senza andare a bussare dallo Stato o chiedere in continuazione ammortizzatori sociali.

“Non un giocattolo per addetti ai lavori, ma un pezzo vero dell’economia del nostro Paese”, che è molto vero anche se l’ha detto Renzi, non sempre un modello di credibilità nelle dichiarazioni.

Un pezzo di economia che, finalmente – e questo è il merito più grande di Spera – finalmente può uscire dall’autorefenzialità e a volte dall’autocommiserazione e giocare a tutto campo.

Nel mondo, non nel suo mondo.

Un pezzo di economia che contribuisce ogni sera alla sicurezza delle città: un locale aperto, un teatro con le luci accese per un concerto, soprattutto in zone non centrali, come l’Archivolto a Sampierdarena che quest’anno ospiterà Jack Savoretti che è una “creatura” italiana proprio della Duemilagrandieventi di Vincenzo Spera, un posto dove si fa musica, crea anche vita e sicurezza.

Come ha spiegato bene, fin dal suo insediamento, il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, un magistrato che sa essere anche intellettuale, uomo nella polis prima che nel suo ufficio.

Una luce accesa è un valore.

Ecco, quel valore Spera l’ha declinato, quasi onomatopeico nella radice del suo cognome.

Facendo cadere anche gli steccati, come ha spiegato il sovrintendente del Carlo Felice Maurizio Roi festeggiando i dodicimila spettatori per il musical – peraltro non eccelso – scelto per aprire la stagione del teatro dell’Opera.

Scelta coraggiosa e lungimirante, che avrà presto seguiti e spinta sull’acceleratore anche di concerti e altri musical, finora ritenuti in qualche modo “indegni” del Carlo Felice.

E invece.

Invece, così, anche la lirica vive meglio, viene valorizzata, ha un futuro e non solo un gloriosissimo passato.

La legge sulle esibizioni dal vivo fa cadere tanti schemi e sovrastrutture.

Fa crollare barriere, costruisce ponti.

E questa, forse, è la vittoria più grande.

Non sono solo canzonette.

Tutta un’altra musica.