Non blocchiamo i Raggi delle ruote di Bucci

La “Puntina” dell’altro giorno sulle nomine in Comune ha lasciato il segno, insieme ad altri commenti sul tema.

Sui social impazzano i dibattiti sul fatto se sia giusto o no, per una giunta di centrodestra, nominare persone che hanno militato in altri partiti o in altri schieramenti.

E, visto che lo scontro verbale è pesantissimo, con pagine di Facebook che sono diventate veri e propri campi di battaglia dialettici fra favorevoli e contrari a un nome o all’altro, vale la pena di tornarci.

Anche perchè non si capisce a che titolo qualcuno si arroghi il diritto di decidere di fare il buttafuori che ammette o no una persona in una partecipata o in un consiglio di amministrazione: “Tu sì, tu no. Tu dentro, tu fuori…”, come se si fosse in discoteca.

Certo, il problema di Alfonso Gioia, ex consigliere Udc alla guida di Aster è reale ed è giusto chiedersi se sia la persona giusta al posto giusto, come curriculum, come competenze e come storia. Per me, quello non è il posto suo. E in Aster ci vuole gente che mangia pane e manutenzioni.

Quello che non è invece accettabile l’esame del sangue a Gioia, visto che è stato candidato per il consiglio comunale in Forza Italia. Se era affidabile per entrare in lista, non si vede perchè non possa avere un ruolo oggi. Delle due, l’una: o non andava bene mai, o va bene sempre.

Così come penso che abbia fatto benissimo Elisa Serafini, una che del superamento delle barriere e delle banalità ha fatto un marchio di fabbrica, la sua griffe d’autore, riuscendo ad imporsi con la forza della personalità e la freschezza della sua gioventù, a scegliere Paolo Gozzi, ex consigliere Pd, fra i suoi saggi.

Elisa, uno spettacolo di assessore più che un assessore allo spettacolo, sa essere autorevole senza essere autoritaria, a differenza di altre figure che in politica confondono il livello dei decibel con quello della capacità.

Gozzi è davvero competente e poi ci sta un po’ come Alan Ford nella squadra dei saggi: di tutti è il più bello, ci sta proprio per quello nella squadra di Totì.

Diverso ancora il caso di Giovanni Raggi, ex tesoriere del Pd che Pietro Piciocchi ha nominato alla guida collegio dei sindaci di Fsu, la Finanziaria comunale che detiene le quote di Iren, fra l’altro.

A criticare questa scelta, in particolare, sono stati Matteo Rosso, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, e Francesca Corso, giovane consigliere regionale leghista.

Francesca mi ha conquistato in questi mesi con la sua passione per la politica, la sua aria sbarazzina e la capacità di portare avanti battaglie coraggiose: da quella per una via intitolata al comandante Luigi Ferraro a quella per i corsi di autodifesa per giovani donne. Insomma, un ottimo esordio nelle istituzioni. E’ una che ci crede. Anche se stavolta ha sbagliato completamente bersaglio.

Di Matteo Rosso, posso dire ancora di meglio. Credo sia una persona straordinaria, è uno dei migliori amici personali che ho in politica, è perbene e insieme abbiamo fatto (e vinto) mille battaglie contro il politicamente corretto e contro chi comandava all’epoca, mentre alcuni di quelli che oggi si indignano dormivano sonni tranquilli.

Ma, proprio perchè ammiro Francesca e voglio bene a Matteo, trovo surreale che facciano polemica contro la scelta di Piciocchi.

L’assessore al Bilancio è davvero uno dei fuoriclasse della squadra del fuoriclasse Bucci e basterebbe la sua firma per dire che quella di Raggi, con cui ha lavorato benissimo all’istituto Brignole, risanandone i bilanci, è una buona scelta. E già questo basterebbe.

Ma paiono surreali, in particolare due ordini di polemiche.

La prima è quella su un’antica intercettazione che coinvolgeva Raggi nel caso Expo. Lui – anche incalzato da ottimi giornalisti come Marco Preve di Repubblica, uno che non fa sconti a nessuno – spiegò per filo e per segno la storia e le sue parole. E, su quella vicenda, non è mai stato nemmeno indagato. E il fatto che gente che gente che difende condannati definitivi si indigni per un’antica intercettazione, francamente fa sorridere.

La seconda è quella sulla provenienza dal Pd e su chi cambia casacca.

Solo per restare a Fratelli d’Italia, su dieci parlamentari, quattro provengono da altri gruppi: l’unico senatore, Stefano Bertacco, fino a due mesi fa militava in Forza Italia. E, alla Camera, Giovanni Petrenga viene da Forza Italia; Bruno Murgia è stato eletto nel Pdl ed è stato iscritto per alcuni mesi al Misto e Walter Rizzetto, che oggi siede al fianco di Giorgia Meloni, è stato eletto nel MoVimento Cinque Stelle e poi è passato nel Misto fra gli ex grillini di Alternativa Libera, prima di approdare in Fratelli d’Italia.

Insomma, il 40 per cento dei Fratelli era quantomeno cugino.

Ognuno ha la sua storia e il suo percorso.

Ma, soprattutto, tutte queste polemiche probabilmente dimenticano il ruolo del collegio dei sindaci di una società. Che è quello di controllare i conti, affinchè siano a posto. E nessuno dei critici, dico nessuno, ha potuto obiettare sulle capacità tecniche di Raggi in merito, semplicemente perchè è il migliore sulla piazza nel settore specifico.

Quindi, complimenti a Piciocchi per la scelta.

E complimenti a Bucci per averla appoggiata. Anche lui, nell’occasione, ottimo sindaco, seppure con un’accezione diversa da quella di Raggi.

E grazie a loro per farci sognare una città dove vengono scelti i migliori, indipendentemente dalla maglietta che indossano.

Senza incagli nei Raggi della bicicletta, pensando solo a pedalare.