Carige e “la marcia su Milano”

Nella lunga storia della banca Carige la giornata di ieri sarà ricordata, specialmente se gli esiti saranno positivi, come la “marcia su Milano”. Gli azionisti di riferimento hanno infatti deciso di intervenire direttamente sull’aumento di capitale, dopo la brutta giornata di ieri caratterizzata dalla decisione  del consorzio delle banche di garanzia (Crédit Suisse, Deutsche  Bank e Barclays) di fermare ogni operazione di incremento del capitale dell’istituto con il conseguente blocco del titolo dalla contrattazioni Borsa, decisione che pende ancora sino a lunedì prossimo. Ma il cambiamento di clima è arrivato quando in mattinata Mattia Malacalza, figlio di Vittorio, nonché amministratore delegato di “Malacalza Investimenti”, s’è recato a Milano dove ha annunciato di aver firmato l’aumento di capitale per la quota pari al 17,6%, ovvero la quota che il gruppo detiene. Ma i Malacalza hanno confermato la loro disponibilità di ad andare avanti sino in fondo, con decisione, dopo aver preso posizione nei confronti del Consorzio di garanzia ieri, nel momento in cui era scattato lo stop all’operazione di risanamento messa a punto già da due mesi.

La “marcia” di Mattia Malacalza ha dato l’effetto sperato. Nel volgere di poche ore, il secondo azionista, Gabriele Volpi ha dichiarato ufficialmente la sua decisione di sottoscrivere  l’aumento di capitale passando dal 6% al 9,99%, la quota massima possibile. Poi è stata la volta di Aldo Spinelli che ha confermato la sottoscrizione che lo porterà al 3,4% (dall’attuale poco meno del 2%). E poi ancora la Coop Liguria e, nei suoi limiti, la stessa Fondazione Carige. In campo dovrebbero scendere nel volgere di 48 ore, altri piccoli azionisti. Qual è il reale obiettivo? Convincere il Consorzio a tornare sui suoi passi (e pare che l’intenzione ora ci sia)  e mettere la Carige nelle condizioni di tornare in Borsa la prossima settimana in un clima assai più sereno. E soprattutto sarebbe sventato il rischio d’una operazione di rastrellamento in Borsa di azioni che ormai vagono assai poco per impadronirsi del controllo della banca stessa. Era questo, in pratica, il baratro che rischiava di aprirsi con una perdita economica assai pesante per i Malacalza e per tutti gli altri azionisti che avevano creduto nell’operazione. E’ stata una dimostrazione della volontà e della determinazione della famiglia Malacalza di andare sino in fondo all’operazione voluta, anche con un certo fine di “patriottismo economico” ancorato alla Liguria. Vittorio Malacalza è una personalità razionale e concreta, ma è ancora, come carattere mai nascosto, un “imprenditore guerriero” senza paura. Nell’operazione ha sempre creduto e ieri lo ha dimostrato.  Ora, gli investitori che hanno creduto nell’operazione Carige hanno serrato le fila. Ma le prossime ore potrebbero tingersi del colore della speranza: in tarda serata “voci” abbastanza credibili davano per scontata la firma di assenso del Consorzio di banche di garanzia.