Fincantieri, ogni giorno un record: la Borsa e la vita. Bono porta ai mondiali l’Italia migliore

Di Carige si occupa qui a fianco, da par suo, il mio dirimpettaio di rubrica Paolo Lingua.

Certo, limitandoci ai gelidi numeri, la chiusura di ieri è da brividi: un’azione della banca ieri sera valeva 0,1657 euro, il 10,58 per cento in meno del giorno prima. Tanto per capirci, è lo stesso titolo che, prima della tempesta perfetta, il 9 gennaio 2013 aveva chiuso a 10,9732 euro ad azione. E, per dirla tutta, in questa situazione, l’attuale proprietà è quella che ha meno responsabilità.

Ma c’è anche un altro mondo borsistico. Ed è quello dall’altro lato del listino, quello dei numeri scritti in verde e non in rosso e dei management che firmano record su record, miracoli economici su miracoli economici.

Ed è il mondo di Fincantieri, che è e resta la maggiore azienda genovese e ligure come numero di dipendenti, di stabilimenti, di indotto, di commesse in portafoglio, di importanza.

Fincantieri si quotò in Borsa a 0,78 euro, accompagnata da seriosi articoli di sedicenti esperti di cose borsistiche che spiegavano che si trattava di un titolo fatto per ingannare le casalinghe e il popolino e che la controprova era la mancata adesione compatta al collocamento da parte degli investitori istituzionali, le banche d’affari straniere e tutto quel mondo fatto di gente che piace alla gente che piace.

Il titolo vivacchiò a lungo su quei livelli finchè, ad arricchire la già corposa rassegna stampa di cui sopra, arrivò la finta notizia di un aumento di capitale poi rivelatosi inesistente che, da un giorno all’altro, fece perdere al titolo metà del valore.

A quel punto, la ripresa sembrava difficile.

Nonostante lo straordinario bottino dell’amministratore delegato Giuseppe Bono, che portava a casa commesse in continuazione, il titolo era lì, praticamente a metà del prezzo di collocamento, che sembrava fatto apposta per confermare gli articoli degli analisti di cui sopra.

Poi, però.

Poi, però, siccome un Dio del merito esiste, persino in Borsa – l’ambiente più cinico del mondo – il titolo ha cominciato a correre. Toccando quota 1,18 euro e avvicinandosi nuovamente ieri sera a quel livello record con una chiusura a 1,145 euro con un segno positivo del 2,23 per cento, che porta la performance nell’ultimo mese a più 18,78 per cento e quella dell’ultimo anno a più 163,22 per cento.

Per la cronaca, il 2 gennaio di quest’anno, il titolo Fincantieri stava a 0,4737, praticamente un terzo del valore di oggi.

Un numero che dice moltissimo su un’azienda che è un patrimonio di Genova, della Liguria e dell’Italia, con Bono che ha spiegato il tutto in termini industriali l’altro giorno, commentando l’approvazione delle “informazioni finanziarie intermedie”: “Gli ottimi risultati commerciali, gestionali ed economici dei primi nove mesi del 2017 consolidano ulteriormente la leadership di Fincantieri e ci consentono, ad oggi, di confermare i risultati per il 2017 coerentemente con gli obiettivi del Piano Industriale. Per quanto riguarda lo sviluppo strategico, il recente annuncio dei Governi di Italia e Francia di un accordo per l’avvio di un percorso condiviso al fine di giungere a un’alleanza a tutto campo nel settore navale, rappresenta senza alcun dubbio una pietra miliare per la nostra azienda. Tale accordo dà il via alla creazione di un leader mondiale, destinato a diventare un punto di riferimento per tecnologia e portafoglio prodotti nel settore della difesa navale, primo operatore al mondo nel comparto delle navi da crociera e uno dei player principali in altri segmenti ad alto valore aggiunto, come quelli dell’offshore, dell’energia, dei sistemi e componenti per applicazioni marine e dei servizi. La prevista integrazione consentirà di creare un gruppo ben bilanciato e capace di affrontare la ciclicità dei settori in cui opera. L’unione delle competenze tecniche permetterà di esprimere capacità ingegneristiche e di innovazione in grado di fornire ai clienti prodotti e soluzioni di eccellenza nonché di fronteggiare meglio i mutamenti conseguenti alla continua evoluzione degli scenari globali, anche attraverso l’ulteriore diversificazione del portafoglio di business.”

Si chiama visione industriale, si chiama capacità di guardare oltre la quotidianità, quella che è mancata ad altre aziende pubbliche.

C’è un Italia che ai mondiali, quelli della grande industria e della grande capacità manageriale, ci va.

C’è un mister che il suo mondiale l’ha già stravinto: Giuseppe Bono.

Per Fincantieri, Bono è la vita. E ora pure la Borsa.