Carige, aumento di capitale come antidoto alla crisi

Non è semplice la soluzione dei punti di crisi dell’economia di Genova e della Liguria, perché i tempi delle trattative si allungano e perché le questioni da risolvere non sono semplici e perché gli interessi cono complessi e contraddittori. Neri prossimi giorni, a livello immediato, molti nodi torneranno al pettine. Il primo riguarda il caso delicatissimo della Carige  che dovrebbe chiarire la messa a punto dell’aumento di capitale nei primi giorni della prossima settimana, Consob permettendo, con una conferenza stampa a Milano. Il tentativo di fornire una informazione positiva di quella che è stato – e per certi aspetti rimane – la maggior banca della Liguria è certamente importante: ecco perché si punta su Milano, capitale economica italiana, come punto focale dal quale far scaturire una comunicazione nazionale. Dopo la vendita di molti titoli cosiddetti deteriorati, dopo la vendita della sede milanese e nell’attesa di vendere la sede di Roma, si tratterà ora di verificare la realizzazione dell’aumento di capitale, un obiettivo di circa 560 milioni di euro. L’avvenire della Carige è assai complesso e si apre a scenari alternativi. Dalla scelta di mantenere l’autonomia della banca con obiettivi liguri, dopo aver rimesso in sesto il bilancio sino alla possibilità di far entrare un socio finanziario-bancario qualificato, i giochi sono assai complessi. E qui si vedrà l’abilità del nuovo amministratore delegato Paolo Fiorentino  a destreggiarsi in un contesto assai complesso qual è oggi quello degli istituti di credito che, sia pure in differenti contesti, hanno subito gravi crisi. Non va dimenticato che, nonostante gli annunci di recupero di fondi, liquidità e altri mezzi finanziari, il titolo Carige ha continuato a scendere inesorabilmente in Borsa, addirittura al di sotto dello 0,2 € per azione. La prossima settimana quindi apre una grande sfida per la Carige, sempre in attesa d’un esito positivo.

Accanto alla vicenda bancaria (sulla quale pesano anche quasi mille licenziamenti) non mancano altri problemi imprenditoriali sui quali sono impegnati, a sostengno dell’economia del territorio, anche gli enti locali, dalla Regione al Comune che pubntano a contenere soprattutto i rischi di disoccupazione. Come già si è parlato nei giorni scorsi, si è in attesa d’un dialogo sul caso dell’Ilva. Lo stabilimento di Genova sembra uno dei pochi centri produttivi con un mercato in crescita. Di qui l’impuntatore degli enti locali a bloccare licenziamenti e ridimensionamenti e a insistere su un tavolo distaccato e autonomi a livello nazionale. Si vedrà tra la fine di questa settimana e per la prossima. Più pessimismo, invece, salvo sorprese, sul caso della Piaggio di Villanova d’Albenga. Si punterebbe a uno spezzatino, dividendo la produzione cosiddetta “civile” da quella più delicata del settore militare. Ma anche in questo caso – che, per molti aspetti, si trascina dalla fine degli anni Novanta – tutte le soluzioni sono possibili, in un clima obiettivamente di minore ottimismo.