Lo sconsiglio – Liberate Starnone e Orlando da questi “Lacci” asfissianti

Certo, per chiunque metta piede al Modena dopo lo splendido “Spoon River” di Giorgio Gallione e prima della giornata dedicata alla Pimpa che è diventata la nuova compagna di giochi di Elisa Serafini, assessore che non ha perso l’innocenza dello sguardo e della curiosità dei bimbi, ed è il complimento più bello che potrei farle, la fatica è improba.

Ed è tutto ancor più difficile per chi, come me, ama Silvio Orlando – quasi un ossimoro vivente, unico capace di mettere d’accordo Nanni Moretti e Paolo Sorrentino, conciliazione dell’inconciliabile, alfa e omega , yin e yang – e ama anche Domenico Starnone, il migliore narratore italiano nel raccontare la scuola.

Ma questo “Lacci” in scena in queste sere all’Archivolto riesce a entrare in una dimensione extraterritoriale che, per una sera, una sera sola, interrompe la positività dell’Archivolto, quella di Orlando e quella di Starnone.

Perchè il racconto del declino e dell’inesorabilità del logoramento di una passione di una coppia e della distruzione di un amore si trasforma in un esercizio verboso lungo quasi due ore degno della caricatura di un film francese e la regia di Armando Pugliese è troppo didascalica per riuscire a trasformare la parola in emozione.

C’è più poesia nelle cinque parole dell’idea della distruzione dell'”altare di sabbia in riva al mare” di Ivano Fossati che nella verbosità di uno Starnone sbagliato.

Così, alla fine, l’emozione – vera – divertita e spaventata, appare all’improvviso solo grazie a un pipistrello che arriva da dietro le quinte, del tutto sorprendente e inatteso, capace di scatenare il sorriso di Orlando e gli sguardi realmente spaventati delle interpreti femminili.

Pipistrello quasi ironicamente catartico per una produzione teatrale che si chiama Cardellino.

E quel sorriso, quegli sguardi, quell’emozione che arriva solo durante le chiamate in scena per gli applausi è l’ennesimo successo del Modena.

Ed è l’emozione che non ha voce, ma si fa volo libero.

L’attimo che riscatta una serata sbagliata.

Massimiliano Lussana