Lo sconsiglio – “Il borghese gentiluomo” e la lezione ad intellettuali e criticoni

Uno degli spettacoli che ho amato di meno nella stagione teatrale dello scorso anno è stato “Il borghese gentiluomo” di Filippo Dini.

L’ho trovato pretenzioso, troppo sopra le righe, con un’interpretazione che non passerà alla storia della recitazione e, in qualche modo, intellettualmente arrogante nell’idea di fondo di “superare” Molière con una serie di caricature degne del Jep Gambardella-Toni Servillo de “La Grande Bellezza”.

Riuscendo così, due miserie in un corpo solo, a tradire contemporaneamente Molière e Paolo Sorrentino.

Però.

Però lo spettacolo alla maggior parte del pubblico è piaciuto.

Però Dini, che in altre occasioni mi è piaciuto moltissimo, ha trovato anche critiche positive.

Però, il teatro era praticamente sempre pieno.

E quindi hanno fatto benissimo il presidente dello Stabile Gian Enzo Duci e il direttore Angelo Pastore a decidere di riproporlo quest’anno.

Esattamente come ha fatto bene il sovrintendente del Carlo Felice Maurizio Roi a festeggiare un altro spettacolo a mio parere pessimo nella sua realizzazione come il “West Side Story” che ha aperto la stagione lirica festeggiando “un’affluenza di oltre 1.600 persone a recita  per un totale di 10.000 presenze. Oltre  ai consueti abbonati e al  pubblico che segue regolarmente la stagione del Teatro, anche molti giovani e molti neofiti che per la prima volta  hanno deciso di assistere a questo genere di spettacolo negli spazi del lirico genovese.  Il Teatro Carlo Felice è stato il primo Teatro d’Opera Italiano ad aprire  la stagione con un musical,  la risposta  più che positiva segna l’inizio di un nuovo percorso in cui  i musical potrebbero arricchire i cartelloni  delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. Un’esecuzione eseguita a così alti livelli e con la presenza dell’Orchestra, ha già tracciato un’ampia strada per molti futuri spettacoli”.

E, in fondo, è proprio questo che conta.

Le sale piene, il pubblico contento.

Ecco, forse, persino un “Borghese” davvero malriuscito e sbagliato come questo, nato da un peccato di superbia intellettuale, può insegnare moltissimo.

A noi criticoni.

Massimiliano Lussana