Il rompicapo elettorale

E’ quasi certo che la nuova legge elettorale passerà anche al Senato e con questo nuovo sistema andremo a votare, a scadenza naturale, la prossima primavera, presumibilmente nella seconda metà di marzo. Come tutti ormai sanno il sistema prevede due terzi degli eletti (per entrambi i rami del parlamento) con il sistema proporzionale e un terzo con il sistema di fatto maggioritario con collegi uninominali. Le quote di sbarramento prevedono il 3% per le liste uniche e il 10% per le coalizioni. C’è molta attesa per come saranno composti i collegi regione per regione, tanto è vero che, dal momento che il clima politico e gli umori dell’elettorato sono inquieti e mobili, non è facile per ora fare delle previsioni credibili, anche se i centri dei sondaggi si sforzano a compiere acrobazie. Ma va tenuto presente che sovente i sondaggisti non ci hanno azzeccato. Il voto nell’urna e birichino. Abbiamo provato a dare un’occhiata alla piccola Liguria alla quale toccheranno – calcolo effettuato in rapporto alla popolazione – 16 deputati e 8 senatori. Non si può fare uno studio rapportato perchè allora si votò con un altro sistema e nel frattempo c’è stato tra i partiti un po’ di gioco dei quattro cantoni. Ma per avere un’idea della situazione guardiamo gli esiti del 2013. Alla Camera il Pd  ottenne 9 seggi (uno, però Luca Pastorino, ormai fa parte dell’estrema sinistra); 3 toccarono al M5S; 2 andarono a Forza Italia; 1 alla sinistra del SEL; uno al movimento legato all’allora primo pinistro Mario Monti, un movimento che di fatto oggi s’è squagliato. I seggi al Senato invece andarono 5 al Pd, 2 a Forza Italia e uno alla lista Monti. Il panorama che scenderà a battaglia sarà certamente diverso. Non sarà facile al Pd fare la pingue raccolta dell’altra volta perchè ci sono state negli ultimi due -tre anni uscite e scissioni. La Lega Nord nel frattempo è cresciuta e certamente, sul tavolo degli accordi tra i partiti del centrodestra, farà sentire al sua voce. Molta incertezza sulla sorte dei piccoli partiti soprattutto dell’area di centro e dell’estrema sinistra. Può darsi che per la quota elettorale proporzionale i partiti puntino a fare bottino ciascuno per conto proprio, ma le coalizioni saranno necessarie per la quota maggioritaria perchè in questo caso sarà più facile conquistare i collegi. Ma gli accordi sulle candidature dovranno a questo punto essere presi prima del voto. I cittadini dovranno destreggiarsi in questo ginepraio tortuoso all’italiana dove ogni volta si cambiano le regole con giochi cervellotici. Ma avremo anche cambiamenti di partiti e inoltre ci sarà una parte della vecchia guardia parlamentare che dovrà essere messa da parte. Altro che Manuale Cencelli. I prossimi mesi vedranno i vertici dei partiti giocare sui bilancini persone, correnti e centri di detenzione di voti, una realtà comunque assai più debole rispetto ai tempi della Prima Repubblica. Un bel rompicapo. Quasi un algoritmo.