Gli orlandiani suonano la carica del Pd genovese: «Ripartiamo!»

Presentato quest’oggi, presso la sede del Pd genovese, il documento programmatico redatto per il congresso provinciale. «È un momento importante per il Pd genovese. Dopo tanti anni, è il congresso di un partito all’opposizione» esordisce Simone Farello . «Questo per noi è un fatto inedito, ma deve essere al centro della nostra riflessione. Il Partito Democratico di Genova poteva fare due tipi di congressi: fare una conta in cui si litigava per capire di chi fossero le colpe delle sconfitte delle regionali e delle comunali; oppure fare un congresso che servisse a proporre un’analisi del fatto che noi abbiamo capito il perché abbiamo perso».

«Il compito di questo congresso dev’essere quello di parlare alla città e non esclusivamente a noi stessi» ammette Farello. «Per questo abbiamo voluto un congresso unitario sulla scelta del segretario, che tutti sosterremo e che è Alberto Pandolfo. Il Partito Democratico, in questi anni, non ha rappresentato una forza di innovazione, ma ha rappresentato una forza di conservazione. Oggi dobbiamo rappresentare una forza di innovazione, a partire da quello che è il tema centrale di questa città, che ancora una volta sono l’economia e il lavoro»

Alle parole di Farello si accoda poi Giovanni Lunardon . «Le grandi questioni che abbiamo scelto in questo documento sono il lavoro, la società aperta, la rigenerazione urbana e gli assetti istituzionali. Bucci ha vinto perché c’era una forte voglia di cambiamento» spiega Lunardon . «Ma l’idea che propone non è quella di una città che si apre, ma che si appoggia su quella esistente».

È il turno poi di Alessandro Terrile , ex segretario provinciale del Pd. «Il documento congressuale parla molto di città e poco di partito. Pensiamo che questo congresso debba avere una discussione. Partendo sì dalle sconfitte, ma arrivando poi alle proposte per il bene della città. Lavoreremo per creare un’alternativa e siamo convinti nella candidatura unica di Alberto Pandolfo. Con lui ci siamo confrontati su queste linee programmatiche e siamo convinti che sia la persona giusta».

Riprende parola poi Farello. «Noi crediamo che il tema delle istituzioni continui a essere un tema importante, non banale. Uno dei grandi problemi della politica di oggi è che c’è una grande distanza tra partiti e cittadini. Non solamente ed esclusivamente perché i partiti funzionano male, ma anche perché le istituzioni sono organizzate in modo tale da esser distanti dai cittadini. Noi pensiamo di riproporre qualcosa che già avevamo impostato, dopo la riforma Delrio. Ossia, di arrivare alla elezione diretta del sindaco metropolitano e di dare alla città metropolitana la vera centralità della struttura di governo di questo territorio. Il ché comporta un ridisegno anche dei confini amministrativi del comune di Genova, valorizzando anche i municipi che erano pensati proprio per questo in quest’ottica. E anche riportando alcune funzioni, che oggi sono in capo alle Regioni, dentro la città metropolitana. Perché alla fine le città saranno le vere protagoniste delle trasformazioni dei prossimi decenni» conclude Farello.