Genova e il figlio più celebre

E’ più che giusto, anzi è un bene, che Genova oggi commemori, come del resto merita perchè è un gigante nella storia dell’umanità, il suo figlio più celebre Cristoforo Colombo. Persino il presidente degli Usa Donald Trump ha confermato i festeggiamenti mettendo in un angolo il ridicolo “qua – qua” dei cosiddetti “politically correct” fautori sconfitti d’una di quelle mode contestatrici che diventano vecchie e stantìe poco dopo che sono state messe in circuito. Colombo, magari senza saperlo, ha segnato la storia dell’umanità rendendo più grande il mondo, collegando al blocco Asia-Europa-Africa il continente americano e cambiando equilibri, economia, antropologia dell’umanità. C’è come sempre, in personaggi e vicende come questa, un pizzico di azzardo, il gioco fortunato del caso, ma Colombo, possiamo dirlo senza retorica, aveva in sé creatività e genialità. Lo studio dei venti, delle correnti, delle maree, in epoche in cui la scienza, la strumentazione e la cartografia avevano limiti evidenti, ha qualcosa di poderoso e di creativo. E’ vero che alla fine del XIV secolo l’ “uomo europeo” si era già spinto oltre le fatidiche Colonne d’Ercole, ma nessuno, dalla riscoperta delle Canarie sino al fatidico 1492, aveva effettuato il vero “salto”, ovvero la traversata dell’Atlantico. Un balzo nel buio, una scelta audace e quasi assurda, il “folle volo” quasi profetato da Dante. Se si rileggono, con criteri scientifici positivi e fondati i documenti lasciati dallo stesso Colombo ne intuiamo la riflessione, il pensiero, la capacità di osservazione. Colombo è stato certamente capace d’un salto nel buio, ma sorretto da profonde intuizioni, riscontri e consapevolezze messe insieme in venticinque anni di navigazione mediterranea e atlantica. Al di là delle divisioni formali delle epoche e della storia, che poi sono convenzioni di comodo, il 1492 è davvero l’anno che divide nettamente gli spazi epocali – che poi vogliamo chiamarli Medioevo o Età Moderna poco importa –  e rovescia le sorti del mondo. Dopo quel passaggio nulla sarà più come prima. Dopo Colombo ci saranno decine e centinaia di scopritori coraggiosi che frugheranno il mondo completando quel primo irripetibile volo. Il discorso su Colombo, sulle statue, sui ritratti e sui simboli, vale per tutta la storia. Sempre ci sono  state luci e ombre e poi è difficile giudicare il passato che il metro consolidato e variabile dei secoli successivi. Ecco perchè l’atteggiamento dell’area dei “politically correct” che sono soprattutto americani (l’Europa in questo è assai più intelligente) è solo ridicolo e grottesco, ma non solo contro Colombo. Sono sullo stesso livello di fanatismo dell’Isis che distrugge i reperti archeologici o di Hitler che bruciava il libri ritenuti “nemici”. Sono atteggiamenti che segnano solo poi delle sconfitte per chi li gestisce o pensa di farsene un’arma.