Il Punto di Paolo Lingua/Cinghiali, soluzione cercasi

Non è facile, né semplice arginare la crescita esponenziale dei cinghiali in Italia, ma soprattutto in Liguria dove da alcuni anni gli ungulati in cerca di cibo abbandonano addirittura in branchi montagne e foreste ormai abbandonate dall’uomo e invadono gli abitati, comprese città come Genova, dove creano non pochi problemi di ogni genere. La siccità, i cambiamenti climatici e l’abbandono di molte zone di montagna e di verde disordinato e di fitto fogliame hanno provocato il moltiplicarsi dei cinghiali e del loro “cugini” i cosiddetti “porcastri”, frutto di incroci con maiali domestici. Lo spiega, preoccupato, l’assessore all’agricoltura della Regione Liguria, Stefano Mai. Che, inoltre, illustra le non poche difficoltà che le istituzioni incontrano per contrastare una complessa questione che coinvolge l’incolumità dei cittadini (i cinghiali non sono emissivi come i cerbiatti e i caprioli), l’igiene pubblica e il traffico. L’assessore all’Agricoltura spiega che l’ipotesi di sterilizzare gli animali inserendo specifici medicinali nel cibo non è agevolmente perseguibile perchè non sono farmaci a lunga durata: bloccano la fertilità per breve tempo. Inoltre non si sa – e quindi il pericolo è serio – se poi la loro carne possa essere considerata commestibile per possibili rischi per l’uomo. L’incremento dei tempi per la caccia non è facilmente regolabile: in Liguria, tanto per fare un esempio, esiste una quota di possibili abbattimenti per i cacciatori, ma si calcola che non sia stato possibile uccidere circa 5000 capi, perchè la caccia diventa impossibile quando gli animali si avvicinano alle città. Ci sono poi una serie di norme contraddittorie (tipico fenomeno italiano) sui divieti e permessi, una controversa sentenza della Corte Costituzionale che impone limiti alle Regioni. Ma non va dimenticato che, sia pure in minoranza ma in percentuali non trascurabili, ci so0no associazioni zoofile e cittadini che non si rendono conto della pericolosità dei cinghiali e che tendono alla protezione oltre che all’abitudine, talvolta incosciente di dar loro del cibo. Quest’ultimo comportamento crea rischi anche maggiori perchè se i cinghiali si abituano a trovare facilmente di che nutrirsi puntano con maggiore intensità numerica a lasciare le campagne e le montagne deserte per calare in massa verso i centri abitati. Infine, in una Regione come la Liguria il personale che un tempo era la ex guardia forestale non supera i venti addetti, per cui il controllo e gli interventi impeditivi sono per forza di cose a maglie larghe. L’unica possibilità e infittire i reticolati e gli sbarramenti di protezione, confinare gli ungulati nelle zone dove il territorio è disabitato in modo da favorire l’attività venatoria. Tra pochi giorni si riapre la caccia e si cercherà di far sì chen la quota di uccisioni di capi consentita che pure non viene raggiunta sia invece più accessibile. Tra l’altro, accanto al fenomeno dei cighiali, si sta realizzando una crescita demografica di cerbiatti e caprioli che puntano a loro volta verso le città e i centri più abitati. Una proposta paradossale, conclude sorridendo l’assessore Stefano Mai, suggeriva di favorire la crescita dei lupi per riequilibrare la demografia dei cinghiali, ma il rimedio sarebbe peggiore del male.