Il Punto di Paolo Lingua/Gli Erzelli e il viaggio di Ulisse

Nel giro di pochi giorni si dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – effettuare un ultriore passaggio per la decisione definitiva del trasferimento di quelle che erano le facoltà di ingegneria e di architettura (oggi riunite in un unico blocco) agli Erzelli. Ci sono disponibilità finanziarie e ci sono spinte politiche perchè il trasferimento universitario agli Erzelli contribuirebbe a riempire una sorta di “bicchiere mezzo vuoto” d’un progetto nato con rullo di tamburi e fanfare ma che nel tempo s’è ridimensionato in maniera vistosa. Oggi agli Erzelli ci sono solo la Ericsson (con continui tagli di personale) e la Siemens che sono un trasferimento di sede semplice: poi dovrebbero trovare un insediamento una parte dell’ IIT. C’è anche una piccola presenza dell’Esaote, l’azienda da cui era partito il grande progetto, anche lei fortemente ridimensionata. I collegamenti viari con la città e con l’aeroporto (altra musica) sono inesistenti e la vita sul colle è arida. Se per davvero (ma non è detta ancora l’ultima parola) decollerà il passaggio universitario ci vorranno da quattro a sei anni per completare i lavori. Ma potrebbe sussistere una cittadella universitaria con più di 5 mila persone, tra addetti, proffesori, studenti, tecnici di laboratorio, personale ausiliario senza strutture esterne di servizio adeguate? Al di là del sistema trasportistico, occorrono bar, ristoranti, luoghi di ristoro e così via.

E poi nasce, al di là dello scarso entusiasmo al trasferimento di docenti e studenti, una questione non da poco: Che fare degli edifici e degli sudi ubicati in Albaro e nel Levante cittadino rimasti vuoti? Non nascerà, come già si è adombrato e che, per molti è considerata la vera molla del progetto, una imponente speculazione edilizia dal momento che l’area albarina è ancora quella più qualificata di tutta la città sul piano dei valori immobiliari? Si parla di interessi di banche e di privati. La situazione, insomma, si fa complessa da più punti di vista. Senza contare che, al di là di responsabili di istituzioni o di realtà politiche, che sbandierano il “modello Sophia Antipolis” senza sapere neppure di che cosa parlano, ma solo per lanciare slogan, non è che l’università di Genova goda di un periodo di grande splendore. KL’immagine dell’Ateneo genovese è sbiadita da tempo. C’è stato un netto calo delle facoltà umanistiche e anche un parte di quelle cosiddette scientifiche ha il fiato grosso. Gli studenti calano, un po’ per via della crisi economica e del diminuzione della popolazione. Ma anche perché non sono molte le cosiddette eccellenze. C’è uno stillicidio, sovente degli studenti più intelligenti e motivati, verso altri centri universitari italiani e stranieri. Per chi sventola allora la bandiera degli Erzelli? Qual è la rotta di questa singolare navigazione mediatica che dura da vent’anni come il viaggio di Ulisse?