Primarie Pd, Orlando contesta i dati: “Renzi non ha raggiunto il 70%, io sopra il 20”

Se Michele Emiliano giudica straordinario il risultato del 10 per cento centrato alle primarie del Pd di domenica, dallo staff del ministro Andrea Orlando si alzano voci che contestano i dati diramati dall’organizzazione del partito che lo danno al 19,5 per cento. Secondo il Guardasigilli e i sostenitori della mozione, infatti, Matteo Renzi non avrebbe centrato il 70 per cento, mentre lo sfidante spezzino avrebbe raggiunto e superato il 22 per cento.

Votanti – Occhi puntati anche sulla partecipazione e l’affluenza alle urne, un aspetto all’interno del quale gli orlandiani hanno notato discrepanze rispetto alle elezioni precedenti e picchi di elettori anomali. “Come è possibile che il Pd registri il picco massimo tra le 12 e le 17, quando storicamente la fila alle urne diminuisce?”, domanda Marco Sarracino, portavoce nazionale della mozione, che pone dubbi anche sulla regolarità delle operazioni in Campania: “Come si spiega che a Salerno e provincia ha votato più gente che in tutta Napoli e provincia, dove gli elettori sono il triplo?”.

Primarie – Interrogativi ai quali solamente i risultati ufficiali forniranno risposte più dettagliate. Intanto dall’entourage di Renzi l’unica risposta risiede nella pubblicazione dei dati ufficiosi: “1.848.658 votanti, Renzi al 70 con 1.283.389 voti, Orlando al 19,50 con 357.528 ed Emiliano al 10,49 con 192.219”. La vittoria schiacciante ottenuta da Renzi potrebbe quindi essere leggermente ridimensionata, senza però cambiare il significato di queste primarie che hanno riconsegnato all’ex premier le chiavi di Via del Nazareno, sede di un partito che ha però mostrato di aver perso 1 milione di elettori, giacché nel 2013 ai seggi delle primarie si erano presentati 2.814.881 elettori.