Il Governo assolda lo sceriffo di Nottingham: occhio ai limiti di velocità!

Il codicillo inserito dal Governo nella “manovrina aggiusta conti” è di quelli che possono anche passare inosservati ma che, invece, dovrebbero farci saltare sulla sedia: da Roma, in sostanza, arriva l’ufficializzazione che le multe possono servire per coprire i buchi delle amministrazioni pubbliche .
Si tratta di una chance limitata nel tempo, valida per quest’anno e per il prossimo, che rappresenta in sé per sé un artificio di bilancio: le Città Metropolitane potranno destinare la totalità degli incassi alla viabilità e alla polizia locale senza sottostare ai vincoli fino ad oggi in vigore. Nulla di questo tesoretto potrà essere destinato, se le amministrazioni lo vorranno, alla sicurezza stradale, come invece doveva avvenire per legge.

Niente di particolarmente grave se non fosse che è questa un’apertura inaccettabile a un uso distorto degli importi che derivano dalle contravvenzioni.
Già prima di questa manovra i proventi delle multe erano inseriti nei bilanci preventivi, destando il vergognoso sospetto che le amministrazioni intendessero fissare in questo modo il limite minimo di contravvenzioni sotto il quale non andare. Come dire: io ho bisogno di X Euro ogni anno per arrivare al punto di pareggio, di questi una parte deve arrivare dalle multe, se non arriva vado in deficit, quindi è indispensabile che arrivi.

Ma allargare il ventaglio delle possibilità può portare a ulteriori distorsioni: se la multa equivale, a bilancio, a una tassa allora tanto vale escogitare ogni sistema per raccoglierne il più possibile.
Già oggi si ha il fondato sospetto che molti autovelox abbiano poco a che fare con la sicurezza stradale: limiti a 50 km/h in stradoni periferici a quattro corsie, autovelox nascosti dietro siepi in corrispondenza di una diminuzione del limite, semafori ingannevoli che portano i terrorizzati automobilisti a spaventose frenate allo scoccare del giallo.
Ma con il “liberi tutti” decretato dalla Finanziaria, il rischio di un aumento esponenziale di queste situazioni al limite della truffa è evidentissimo.

Non c’è niente di peggio uno Stato che si pone al cospetto dei cittadini come un potenziale nemico.
Le contravvenzioni servono a ridurre i rischi sulle strade e a sanzionare coloro che non rispettano i codici di legge e di buon senso: non possono essere un’alternativa al gettito fiscale e non possono e non devono servire a pagare i dipendenti comunali o a comprare nuovi autobus.

L’obiettivo, diciamo pure l’utopia, di un paese civile è azzerare le multe in cambio del totale rispetto della collettività. Che allora le multe siano utilizzate per insegnare agli italiani a comportarsi per le strade, ad aumentare la sicurezza dei tanti, troppi tratti pericolosi; si prelevi da quell’immenso tesoro per evitare che i cavalcavia ci caschino sulla testa, se non si può fare altrimenti.
Ma guai ad accettare che le forze dell’ordine si trasformino in contemporanei sceriffi di Nottingham: quando accade è legittimo che ognuno di noi si senta, almeno un poco, un moderno Robin Hood.