Il Punto di Paolo Lingua/Il problema delle mele marce

Due indagini della magistratura per molti aspetti clamorose inducono a una serie di riflessioni inquietanti, La prima, per molti aspetti pesante nei dettagli sinora emersi, riguarda la vicenda del direttore generale delle imposte di Genova, coinvolto clamorosamente in un sistema di corruzione che pare incancrenito negli anni. E’ un vulnus – ovviamente siamo in attesa dello sviluppo dell’inchiesta e dell’azione dei giudici prima di esprimere giudizi definitivi – non solo per il sistema impositivo italiano, ma in particolare per Genova che sembrava in passato un’area sociale al di fuori di certi comportamenti. Il secondo caso, ancora più identificabile con il mondo tipicamente genovese dello shipping, riguarda funzionari del Rina, il Registro navale italiano, in margine a diversi casi di certificazioni non regolari rilasciate a unità navali presunte invece non idonee. Anche in questo caso, sempre nel rispetto dell’azione della magistratura tutt’ora in corso, ci assalgono amare riflessioni. Ancora più amare perché da sempre, avendo a che fare con questioni marittime, abbiamo sotto gli occhi naufragi, tragedie apparentemente inspiegabili oppure incidenti come la torre dei piloti proprio nel nostro porto. Nel mondo, soprattutto in certi Stati, si è sempre saputo che i registri navali erano di “manica larga” per evidenti motivi e, per dire la verità, in passato la vecchia gestione del Registro italiano non era stata esente da sospetti e da critiche. Ma il Rina, nel corso dell’ultimo quindicennio, allargando il proprio raggio d’azione in molti settori,ci sembrava piuttosto una “eccellenza”, un fiore all’occhiello di cui essere orgogliosi. Per questo, la vicenda dei funzionari indagati e arrestati ci riempie d’amaro in bocca. Dinanzi agli occhi non ci scorrono più le immagini quasi di maniera del mondo delle “bandiere ombra” e delle certificazioni allegre dei Paesi emergenti e senza regole, ma ci fanno semmai riflettere sulla nostra società contemporanea che credevamo sulla strada del recupero della legalità e delle correttezza amministrativa. Nessuno si fa illusioni sulla natura umana e sul diffondersi della corruzione e della disonestà, realtà sempre in agguato ma che qualche volta cerchiamo di confinare, magari per scaricarci la coscienza, in certi territori dominati da sempre dalla malavita organizzata. Anche perché ci compiaciamo di imprese che operano nella solidarietà e nella beneficenza, sia in campo laico sia in campo religioso.

Quello che vorremmo chiedere a tutte queste realtà, pubbliche e private, è un maggior controllo interno. Diamo pure per scontato, perché non siamo ingenui, che esistano dovunque le cosiddette “mele marce”, ma vorremmo che chi controlla il frutteto sia pronto a sbarazzarsi di questi frutti negativi.