Taxisti “umiliati”: le organizzazioni sindacali scelgono la linea dura, giovedì 23 marzo sciopero nazionale

Vertenza dei taxi sempre più in salita: la maggioranza delle organizzazioni sindacali sceglie la linea dura e giovedì 23 marzo sarà sciopero nazionale dalle 8 alle 22 per “difendere la dignità di migliaia di operatori, stanchi di vuote e inutili promesse”. E’ stata questa la risposta all’apertura al dialogo di Uber che ha invitato i sindacati oggi a Roma per un incontro “a porte chiuse”. Incontro che molto probabilmente verrà disertato. La multinazionale ha anche detto di essere disposta a contribuire a un fondo per compensare i tassisti se il mercato sarà liberalizzato. Uber sarà inoltre ricevuta al ministero dei Trasporti martedì 21. Il general manager Italia, Carlo Tursi, ha scritto infatti ai sindacati per aprire “una porta a un confronto civile ed onesto: in qualità di general manager di Uber – aveva detto Tursi – una società tecnologica che per troppo tempo è stata vista in contrapposizione al servizio taxi, vi invito a discutere di proposte concrete che possano vederci collaborare da qui in avanti. Troppo tempo è stato speso su un confronto che non guarda al futuro ma solo al passato, penalizzando anche i consumatori che di questo non hanno colpe. Noi vogliamo guardare al futuro e vorremmo farlo anche con voi”. Ma lunedì scorso al termine di una riunione del Parlamentino, Fit Cisl taxi, Uil Trasporti taxi, Ugl taxi, Federtaxi Cisal, Usb taxi, Uti, Unica Cgil e Unimpresa hanno proclamato sciopero. Non aderiranno invece Uri, Uritaxi, Casartigiani e Confartigianato. I tassisti che protesteranno, garantendo le fasce di garanzie e i servizi sociali, si sono detti “umiliati”: “un servizio che quotidianamente, tra mille difficoltà, garantisce un diritto essenziale per l’utenza, come quella alla mobilità, non può essere abbandonato alle mire speculative di grossi gruppi economici e devastato dall’abusivismo. Il governo non è stato in grado di fornire alcun tipo di risposta a delle semplici domande, nascondendosi dietro la sovranità del parlamento. Sovranità però puntualmente calpestata quando si è trattato di salvare banche, grossi gruppi o interessi particolari”. Secondo i tassisti, “nonostante la volontà di dialogo già manifestata un anno fa, con la revoca di uno sciopero e la promessa di apertura di un tavolo di confronto mai mantenuta, dopo il colpo di mano notturno fatto in Senato, davanti ad una nuova disponibilità relativa alla rivisitazione delle norme che disciplinano il settore, il Governo non può dare rassicurazioni sulle decine di emendamenti piovuti sul Ddl concorrenza, nel quale è inserita la delega con cui riformare il comparto”. Intanto la scorsa settimana l’Antitrust ha chiesto una riforma complessiva del settore dalla mobilita’ non di linea, regolato da una legge “ormai vecchia di 25 anni” (legge n.21 del 15 gennaio 1992). E per questo ha inviato a Parlamento e governo una segnalazione in cui si chiede in sostanza di equiparare taxi e Ncc, e di dare una regolamentazione minima anche a Uber Pop.