Il Punto di Paolo Lingua/Vietato strumentalizzare la questione migranti

Genova sta affrontando nuovi problemi relativi al complesso fenomeno dei cosiddetti “migranti”: si discute sul nuovo centro di via Milano, voluto, pare, dalla Prefettura; sulla questione  degli ospitati di via XX settembre che vorrebbero il denaro per comprarsi il cibo per cucinarselo per conto loro;  e per finire con la difficile convivenza tra i residui di attività fieristiche alla Foce e i migranti sistemati in  alcuni edifici svuotati.

Attorno a queste non liete vicende partiti politici e associazioni discutono e polemizzano in maniera sostanzialmente strumentale: in realtà ciascuno punta a un obiettivo propagandistico, senza afferrare il nocciolo del problema che è molto più complicato di quanto possa sembrare.

E’ evidente ormai che la questione dell’accoglimento dei migranti ha superato i margini d’un fenomeno di fuga di massa da paesi in crisi. L’arrivo in Italia ha sorpassato i limiti del possibile, mentre l’Europa continua a far finta di niente, lasciando il nostro paese in gravi difficoltà. Questo spiega il tentativo del ministro dell’Interno Minniti di bloccare il flusso coinvolgendo i libici all’interno delle loro acque territoriali. Ma il parziale freno all’arrivo di massa, confuso, generalizzato e pericoloso per gli agganci con l’Isis, avrà i suoi effetti soltanto tra qualche anno. Resta il problema della realtà  esistente che non si può cancellare con un colpo di bacchetta magica al di là dei dati statistici e delle realtà territoriali.

Questo spiega gli aspetti di polemica cui si accennava prima a Genova. E qui è inutile, al di là del progetto di comunicazione che ciascun partito coltiva nel proprio interno, distinguere il problema del bene e del male. L’Italia, un po’ strumentalmente, un po’ perché invischiata in una situazione al di sopra delle proprie forze e disponibilità,  ha un eccesso di presenza di immigrati che non è in grado di assorbire anche per via della crisi economica. Al tempo stesso non può finire per essere identificata come un Paese che trasforma le aree di accoglienza in una sorta di campi di concentramento contro ogni principio accettabile di umanità e di solidarietà. Però non può neppure essere il “refugium peccatorum” dell’Europa cinica ed egoista e dove il razzismo populista cresce.  Oggi la situazione specifica di Genova cui facevamo riferimento in apertura di questo articolo rispecchia le contraddizioni del nostro Paese. E’ ovvio che se vogliamo mantenere un ruolo di iniziative nell’area della ex Fiera, non possiamo far convivere le iniziative promozionali con l’ammasso di immigrati (molti forse da espellere), in un caos intollerabile per gli ospiti. E al tempo stesso occorre che la Prefettura (che spesso opera autonomamente) non concordi le sue scelte con Comune e Regione. In questo contesto sono “facili” le polemiche “viste da destra” che però propongono soluzioni non realizzabili. Ma anche il “politically correct” della sinistra è astratto e poco pratico. Noi subiamo gli effettui (negativi) d’una situazione di cui nessuno ha valutato  a fondo le cause.