Il restauro della Torre dell’Abbazia di San Fruttuoso ha funzionato

A novembre è stato realizzato il primo controllo periodico previsto nell’ambito del programma di manutenzione della Torre Nolare della Chiesa dell’Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte, a Camogli.
Per descrivere l’attività di monitoraggio appena conclusa, gli esperti intervenuti nell’opera di conservazione trovano particolarmente calzante il paragone con il mondo automobilistico: come per una vettura è obbligatorio eseguire il tagliando periodicamente dopo l’acquisto, allo stesso modo è necessario prevedere controlli con cadenze regolari sugli edifici, tanto più se si tratta di opere di importanza storico-culturale.
Dall’appuntamento con la manutenzione appena concluso emerge un quadro positivo: la Torre dell’Abbazia gode di ottima salute e gli stessi restauratori che due anni fa erano intervenuti sul monumento hanno constatato che il restauro risulta perfettamente conservato.
La Torre era stata oggetto di un importante intervento manutentivo svolto nel 2014 per conto del FAI dall’azienda Formento di Finale Ligure, un’operazione molto complessa e delicata che aveva incontrato in primo luogo delle concrete difficoltà logistiche: l’accesso al cantiere si poteva effettuare esclusivamente via mare e si era dovuto impiegare un elicottero per il trasporto dei materiali e dei ponteggi.
A valle dell’intervento del 2014, l’obiettivo del FAI era monitorare costantemente la copertura e i prospetti della torre: obiettivo raggiunto con successo grazie alla linea vita che fa parte del nuovo accesso alla torre, progettata e costruita appositamente da Formento, azienda specializzata nel restauro in quota.
Il restauro in quota, o restauro su fune, offre agli esperti della conservazione la possibilità di intervenire senza ponteggi su torri, campanili e facciate di edifici vincolati: i restauratori certificati, in totale sicurezza e rispettando ogni requisito di legge, svolgono le operazioni muovendosi esclusivamente con l’aiuto di ganci, funi e strutture metalliche. In altre parole, l’arte del restauro prende quota.
Con questo approccio, spiega Formento, si aprono tante opportunità anche per chi progetta l’intervento: si può accedere fisicamente e visivamente al monumento, procedere con attività ispettive di monitoraggio, effettuare la mappatura del degrado della struttura, rilevare campioni per le indagini diagnostiche, svolgere indagini stratigrafiche.
In realtà le possibilità offerte dal restauro in quota sono tante anche per chi gestisce economicamente gli edifici restaurati: in una posizione sfidante come quella di San Fruttuoso è ora possibile verificare con regolarità lo stato dei lavori e – laddove necessario – intervenire.
Un programma di manutenzione efficace e sostenibile: niente più costosi ponteggi o operazioni di manutenzione straordinaria, ma un programma cadenzato di interventi di restauro in quota. L’idea della manutenzione programmata funziona anche nell’edilizia ed è una buona notizia per tutti: non solo per coloro che hanno a cuore il patrimonio storico artistico ed architettonico del nostro paese, ma anche per chi ha la responsabilità di gestirlo economicamente.