Il Punto di Paolo Lingua/Sull’Ente Bacini il solito fiato sprecato

Il dibattito sulle Riparazioni Navali a Genova che s’è svolto in Consiglio Regionale a Genova ha avuto passaggi dell’assurdo. Partito, per un limite culturale del M5S, su una lambiccata questione di un presunto ”inquinamento” del mare e del territorio, ha avuto dure reazioni sindacali e dei dipendenti (com’era prevedibile),m oltre che di gran parte delle componenti del Consiglio. In realtà la questione dovrebbe essere affrontata sotto tutt’altro angolo di visuale. Tutto il settore delle Riparazioni Navali e dei bacini di Genova avrebbe, sulla carta, un potenziale imprenditoriale di grande respiro e potrebbe rappresentare per Genova ricchezza, posti di lavoro e reddito. Ma, come avviene in molti aspetti della vita genovese, il potenziale non viene sviluppato. Perchè? Le responsabilità maggiori vanno con precisione alla Autorità Portuale, a chi l’ha gestita nel passato e meno, ovviamente, nel corso dell’ultimo anno di reggenza commissariale. Sappiamo della grottesca vicenda di quasi vent’anni fa del cosiddetto “superbacino” mai completato e poi venduto in Turchia: poi degli anni di blocco pigro e corporativo dei lavori di un settore dove Genova avrebbe potuto imporre la sua supremazia sul mercato del Mediterraneo. L’Autorità Portuale ha preferito lasciare sempre le cose come stavano per non urtare gli interessi e le suscettibilità di sindacati, lavoratori, imprenditori privati e sottogoverno del porto per sublimare il “corporativismo” arretrato e cieco di chi non vuol toccare nulla per non turbare gli equilibri di potere. Così non si è cercata la privatizzazione che pure era possibile, né si sono tentate delle forme di gestione di tipo imprenditoriale (anche se gestite da mano pubblica), anche quando era possibile entrare a gamba tesa nel mercato del settore, anche quando c’erano domanda e offerta favorevoli, ampliando i bacini in funzione delle maggiori dimensioni delle nuove navi da carico. Oggi, pur disponendo d’una struttura dove le capacità professionali dei dipendenti sono molto alte sul piano qualitativo, ma non su quello della produttività, il settore è immobile e in crisi, come hanno denunciato, dimettendosi, non pochi dirigenti. Le Riparazioni Navali o troveranno una gestione che regga la concorrenza oppure dovrebbero essere privatizzate in modo da trattenere gli operatori privati in fuga (logica) verso Marsiglia. Di tutto questo – per un limite “ideologico” un po’ assurdo del M5S e per la demagogia degli altri gruppi politici (e anche un po’ dei sindacati) – non si è parlato oggi in Regione. Fiato sprecato e occasione mancata.